#leggodigitale, i risultati della nostra campagna

Siete stati tantissimi. Anche nella settimana successiva alla chiusura del Salone del Libro di Torino, dove Informant era presente per la prima volta all’interno dello stand #ebookcafe (qui, qui e qui il resoconto delle nostre giornate al Lingotto) avete continuato a twittare utilizzando l’hashtag #leggodigitale. Pensieri, parole, foto di ogni tipo, ma quasi tutti in linea con l’obiettivo che ci eravamo prefissati per il nostro contest: raccontare come l’ebook non sia un prodotto a se stante, ma solo un nuovo vestito (più utile, versatile, comodo ed economico) da cucire addosso ad antiche o più recenti passioni. Come in questo caso:

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La palma del vincitore, proprio per i motivi i cui sopra, abbiamo deciso di assegnarla a uno degli ultimi tweet giunti la settimana scorsa quello della nostra follower Valentina che con uno scatto efficace è riuscita – a nostro giudizio – a unire al meglio queste due caratteristiche, spiegandoci perché il libro digitale può essere un’ottima soluzione per recuperare anche la lettura dei grandi classici:

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Valentina si è aggiudicata cinque download gratuiti dal catalogo Informant e presto ci farà conoscere le sue scelte e, speriamo, le sue sensazioni successive alla lettura dei nostri libri. Durante le giornate del Salone altri followers erano stati premiati con un ebook a testa:

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Ma, come raccontavamo, sono stati moltissimi i tweet che ci hanno colpito. Nel riproporvi una selezione dei più originali, vi ringraziamo ancora per l’attenzione che continuate a riservarci e vi diamo appuntamento alla nostra prossima campagna, che arriverà prestissimo!

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Affare Bitcoin mercoledì allo spazio Open di Milano

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Avete mai pensato di ordinare una pizza con una moneta digitale? Gabriele De Palma nel suo e-book Affare Bitcoin è stato il primo autore italiano a spiegare in maniera chiara ed esaustiva la figura della valuta peer to peer che elimina la mediazione delle banche centrali e introduce un sistema di pagamento innovativo. L’ebook illustra, inoltre, quali sono i pro e i contro di questa moneta così rivoluzionaria e quale ruolo ricoprirebbe nell’economia mondiale. Progettata nel 2009 da un anonimo nascosto sotto lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, la cybermoneta non è su carta ma su bit e utilizza transazioni anonime e cifrate.

Che Bitcoin sia davvero l’unità di misura del futuro? Di certo negli ultimi mesi polemiche e ricadute giudiziarie non sono mancate. Per questo abbiamo deciso di riparlarne nel corso di una nuova presentazione che si terrà mercoledì alle 19 allo spazio Open di Milano (via Montenero 6). A discuterne, insieme all’autore, ci sarà Giuliano Balestreri, giornalista economico di Repubblica. L’ebook sarà acquistabile prima e dopo l’evento direttamente in libreria grazie al sistema dei coupon Informant.

Gli ebook si comprano, si presentano, si dedicano. In libreria!

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La giornata mondiale del libro, che cade oggi, ci sembrava l’occasione migliore per celebrare la nostra ultima presentazione, quella dell’ebook di Arianna Giunti La cella liscia. Pubblicato alla fine di febbraio, il libro di Arianna (un’inchiesta seria, coraggiosa, documentata, che ci ha fatti innamorare come lettori prima ancora che come editori) sta continuando a darci grandi soddisfazioni.

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Ieri lo abbiamo presentato allo spazio Open di viale Montenero a Milano, uno dei soggetti con i quali abbiamo iniziato a collaborare e nei confronti del quale non possiamo che avere belle parole. Eventi come quello di ieri ci hanno dimostrato ancora una volta, se mai ce ne fosse stato bisogno, che l’ebook non è qualcosa che l’editoria tradizionale o il circuito delle librerie devono temere, né un «parente povero» del libro in senso stretto. E’ un libro come tutti gli altri, anzi, con delle potenzialità in più.

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Ma non per questo intende rinunciare alle funzioni più classiche: far riflettere e svagare il lettore, anche soltanto per un paio d’ore; stimolare le discussioni; esaltare l’approfondimento (nel nostro caso quello giornalistico) proprio nel momento in cui, per mille ragioni diverse, la carta stampata se ne tiene perlopiù alla larga; creare una community che coinvolga chi scrive e chi legge. In una parola, fare cultura.

Questi sono alcuni scatti della serata di ieri: vedere una libreria piena in una Milano deserta, osservare un pubblico assorto, assistere al firmacopie (anzi, firmacoupon) dell’autrice e alla soddisfazione di chi c’era e di chi ci ha ospitato, ci ha fatto un piacere immenso. E ha confermato che i nostri ebook, come quelli di chiunque altro, possono essere tranquillamente vissuti come libri al 100%.

 

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PS1: Grazie ad Annarita Briganti, scrittrice e giornalista di Repubblica, per l’ottima moderazione, e ai relatori intervenuti per aver accettato di esserci e per aver discusso con passione su un tema importante ma certo non facile o alla portata di tutti.

PS2: nonostante un altro ponte imminente, non ci fermiamo. Mercoledì 30 aprile, sempre da Open, presenteremo Affare Bitcoin di Gabriele De Palma, un altro dei nostri ebook che affronta in profondità un tema di grande attualità. Presto altri dettagli. Continuate a seguirci!

Ebook e crowdfunding, lo stato dell’arte

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Crowdfunding ed editoria, crowdfunding ed ebook. Mondi che si annusano, interazioni in divenire, esperimenti tesi a superare gli ostacoli (spesso di natura economica) alla pubblicazione di buone storie, e a cercare nuove dinamiche di confronto e interazione con i lettori. Se ne parla da tempo, e all’estero si intravedono già modelli di sostenibilità interessanti. Un’analisi completa del fenomeno crowdfunding, del suo potenziale economico e delle sue tante possibili declinazioni tematiche l’hanno fatta i ragazzi di Crowdfuture qui. Qui, qui e qui, potete invece familiarizzare con alcune delle piattaforme in lingua inglese che hanno accolto meglio la declinazione editoriale come Publush, Unglue e TenPages. Quest’ultima piattaforma, nata in Olanda, ha tuttavia cessato l’attività da un paio di mesi.

Al di là degli approcci anche molto differenti, l’obiettivo principale di questi portali di crowdfunding editoriale è – o era – il medesimo: ridurre i rischi connessi alla pubblicazione di un libro, trasferendoli parzialmente e preventivamente sul lettore al quale viene chiesto in pratica di acquistare il libro prima che venga pubblicato, attraverso il suo contributo al finanziamento dell’opera (di solito infatti pari al costo del futuro libro, o leggermente inferiore, o addirittura leggermente superiore ma con benefits aggiuntivi). Molti anche i contributi portati dalle piattaforme di crowdfunding generaliste, come Kickstarter, e gli esperimenti crossmediali ai quali si sta interessando l’editoria tradizionale: qui potete leggere gli update del Guardian su questo fronte, con applicazioni che vanno dal marketing al branded content passando per il data journalism e il lavoro investigativo classico.

E in Italia? La saggistica e il long form journalism offrono buoni spunti anche alle nostre latitudini. Questo è il blog di Andrea Marinelli, giunto già al suo secondo reportage a stelle e strisce realizzato in crowdfunding autonomo. Di seguito invece ci sono i brief di altre iniziative a nostro giudizio dotate di buon potenziale, e destinate a tracciare il solco almeno nel breve periodo: l’esperienza di Andrea Marinelli, giornalista free lance giunto al suo secondo ebook autofinanziato; il portale Occhi della guerra per il crowdfunding dedicato al reportage in aree di crisi, cofinanziato da Il Giornale e Hp; l’esperimento di Antonino Michienzi in collaborazione con il portale Scienza in Rete che utilizzano Kapipal per realizzare un prodotto multimediale sul controverso caso Stamina.

Casi singoli a parte, da noi il primo attore a lanciarsi in quest’avventura è stato nel 2012 il portale Narcissus, in collaborazione con la piattaforma Produzionidalbasso, che oggi conta diverse centinaia di progetti in itinere. Anche se in questo caso come modello di business siamo più vicini al self-publishing assistito e mediato che al crowdfunding puro, l’esperimento può dirsi senz’altro riuscito. E non essendo confinato a uno o più generi, può anche rivelarsi un’ottima occasione di scouting per l’editoria tradizionale.

Un po’ lo stesso obiettivo che sembrano perseguire altre due iniziative nate da poco: Wanda e Bookabook. E forse non a caso si tratta di due startup create da agenti letterari come Vicky Setlow e Marco Vigevani. Se comunque Vanda appare maggiormente vicino all’attività di un editore classico, a prima vista il modello di Bookabook sembra il più innovativo, facendo un passo in avanti verso l’attività social: sul portale (che dichiara già oltre 45 mila fan su Facebook a pochi giorni dal lancio) gli utenti loggati avranno la possibilità leggere e commentare insieme agli altri le anteprime degli e-book inediti proposti e a quel punto potranno decidere se investire un minino di 3 euro per vedere pubblicata in e-book l’opera di turno, ma solo se sarà raggiunta la quota minina. In caso contrario, la cifra investita verrà resitituita all’investitore. E’ nato da poco, infine, anche Becrowdy, che si rivolge al mondo della cultura a 360 gradi.

Il futuro ci dirà se si tratta di scelte azzeccate. Di certo la vitalità mostrata dai player più disparati nei confronti di questo strumento è un buon segno.

 

 

[Informant] Un anno e una promozione al mese

Domani 9 luglio sarà il nostro primo anniversario editoriale! Abbiamo dunque deciso di proporvi alcune novità, partendo proprio dal nostro sito web.

La prima è relativa alla nostra visibilità. Informant ha un anno, inizia a camminare da solo come “content producer” nel bel mezzo della rivoluzione editoriale: in quest’anno abbiamo partecipato alla Fiera del Libro di Torino 2012 e al Festival Internazionale del Giornalismo 2013 e non sono mancate segnalazioni in qualità di soggetto che ha portato in Italia il long-form journalism e il giornalismo narrativo attraverso l’ebook.
Ecco quindi questa fantastica barra relativa agli Eventi e al Dicono di Noi.

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La seconda novità è relativa alla visibilità dei nostri ebook e dei nostri autori/giornalisti. Ecco quindi che la stessa operazione l’abbiamo apportata nelle singole schede ebook per archiviare le fonti che parlano dei titoli pubblicati e degli autori. Il lavoro di recupero delle fonti è in progress…

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L’Ultima novità è il box di promozione nella sidebar. Ogni mese una promozione speciale. A partire da oggi il nostro primo ebook “La donna che morse il cane” compie un anno e quindi sarà in tutti gli store a 0,99 Euro, come anche “Urban Cairo, ebook sulle origini della Primavera Araba e dei movimenti dei writers.

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Colgo l’occasione per ricordarvi che mercoledì 10 Carola Frediani presenterà a Firenze Dentro Anonymous nell’ambito della rassegna Giornalisti Digitali e dintorni organizzata da Associazione Stampa Toscana, LSDI e Di.gi.ti.

Inoltre vi preannunciamo che lunedì 29 un nuovo ebook si aggiungerà il catalogo di Informant: un nuovo titolo sul presente e il futuro del giornalismo scritto dal “deus ex machina” del live blogging…

[Informant] Nuovo editore digitale: novità e mission

Da questo blog d’informazione sul rapporto crescente tra ebook e giornalismo nato nell’agosto 2011, nasce un progetto che nell’ottobre 2011 ha ricevuto un riconoscimento al concorso per idee innovative dell’Università di Bologna “Inventare il Futuro“. Ora quel progetto si concretizza con il lancio di un nuovo editore nativo digitale.

Vi annuncio con piacere che Informant sta lavorando alla pubblicazione dei primi singles, alle prime long-form story, avvalendosi della preziosa collaborazione di giovani e talentuosi giornalisti.

I primi 2 ebook usciranno in primavera: si tratteranno verità scomode, ma anche incoraggianti, fatti e dati per raccontare la società e conoscere i diversi aspetti del cambiamento, storie esemplari per testimoniare esperienze tanto straordinarie quanto comuni.

La mission è quella di unire il piacere della lettura con storie dotate di buon respiro narrativo, buone pratiche del giornalismo e informazioni da trasformare in conoscenza. Gli ebook saranno strutturati cercando di unire una parte dedicata all’inchiesta (slow journalism) con una parte di fatti in pillole (fast journalism) e l’uso e la visualizzazione dei dati (data journalism): le anime del giornalismo coevo.

Nel prossimo futuro Informant intende portare in traduzione ebook di giornalismo internazionale, localizzare le proprie storie in lingue straniere e creare un network di giornalisti e lettori: un luogo e uno spazio riconoscibile nella rete dove poter scrivere, leggere e archiviare storie giornalistiche come piccoli classici del quotidiano.

Refreshing journalism: intervista a Nicola Bruno

Lettori, cittadini e giornalisti si trovano in un ecosistema dell’informazione nuovo. Come sta cambiando il giornalismo? Ce lo racconta Nicola Bruno che nell’aprile 2010 ha creato insieme ad alcuni soci l’agenzia giornalistica Effecinque, operativa sul fronte della creazioni di nuovi format giornalistici, il cui payoff è appunto Refreshing journalism. Nicola che attualmente è Journalist Fellow al Reuters Institute for the Study of Journalism dell’Università di Oxford, ha pubblicato insieme a Raffaele Mastrolonardo per Bruno Mondadori il libro “La scimmia che vinse il Pulitzer“, uscito nel marzo 2011. Ecco l’intervista:

1) Innanzitutto come sta andando il libro? Qual è stato il riscontro da parte dei colleghi giornalisti?

Il libro ha ottenuto un ottimo riscontro sia tra i colleghi (anche quelli meno attenti ai temi dell’innovazione) che tra gli studenti di giornalismo e/o comunicazione (che nelle storie raccontate nel libro hanno trovato idee e motivazioni per guardare avanti anche in un momento descritto come recessivo per l’industria dell’informazione). Ci ha fatto piacere che uno degli elementi maggiormente apprezzati dai lettori sia l’impianto narrativo che sta dietro al libro. Un aspetto che ci ha richiesto una grossa fatica, ma che alla fine ha permesso di pubblicare un saggio documentato e, al tempo stesso, avvincente. Non l’ennesimo saggio generico sul futuro del giornalismo, ma otto storie concrete, in cui raccontiamo come le migliori idee spesso non nascono da grandi investimenti tecnologici, ma da tanta passione e dalla volontà di raccontare la verità. Che è poi lo scopo principale del giornalismo di sempre.

2) Il padre di ProPublica Paul Steiger ha evidenziato come il nuovo ecosistema dell’informazione sia sempre più popolato da Twitter, long-form journalism e dati. Quali sono secondo te le novità più significative nel giornalismo degli ultimi anni?

Negli ultimi anni si sono delineate meglio due macro-tendenze che solo in apparenza sembrano in contraddizione tra di loro: l’accelerazione e il rallentamento dell’informazione.
Negli ultimi anni abbiamo visto sempre più erodersi il ruolo dei giornalisti come gate-keeper dell’informazione, come i “primi a dare una notizia”: nei momenti di crisi (rivolte, emergenze naturali – ma il discorso vale anche per l’attualità politica o l’intrattenimento) le “notizie” arrivano da network informali come Twitter, Facebook e via dicendo. Metto le virgolette a “notizie” in quanto si tratta per lo più di informazioni allo stato grezzo, che spesso sono vitali, documentate, affidabili, ma spesso vanno prese con le pinze, perché parziali, rilanciate dalle stesse parti in causa. E proprio qui arriva il ruolo dei professionisti dell’informazione che, in questo nuovo scenario, sono chiamati ancora di più a scremare, filtrare il segnale dal rumore, dare un senso al fiume di informazioni disponibili online. Tutto questo si traduce nella necessità da una parte di verificare le informazioni in tempo quasi reale e, dall’altra di dare un contesto più profondo, produrre inchieste e reportage di largo respiro.
Da questo punto di vista sono più che d’accordo con Paul Steiger: l’accelerazione dell’informazione produrrà come effetto secondario anche il bisogno (per i lettori) di rallentare, prendere respiro, andare a fondo dei problemi, anche a distanza di mesi dell’attualità. Torna così ancora più forte il bisogno del long-form journalism, di inchieste di lungo corso basate sull’analisi di dati e numeri.  Fast e slow journalism, alla fine, si riveleranno due facce della stessa medaglia.

3) Nel libro riportate le parole di Aaron  Pilhofer “I dati sono da sempre l’anima della migliore informazione“. Cosa pensi dei passi avanti che sta facendo l’Italia verso il data journalism e degli open data?

In Italia scontiamo ancora un forte ritardo sia sul fronte della disponibilità degli open data (anche se qualcosa inizia a muoversi) che delle persone in grado di saperli analizzare, manipolare e tirarne fuori una storia giornalistica. C’è ancora una forte divisione delle “due culture”, per cui si pensa sempre che un buon giornalista debba semplicemente saper scrivere o parlare bene in tv. Quando invece stiamo andando verso un mondo che sarà sempre più data-centrico e, come ci mostrano alcune buone pratiche che vengono dagli Usa, saranno sempre più necessari professionisti in grado di tenere insieme competenze giornalistiche e informatiche. Certo, la battaglia per l’alfabetizzazione informatica dovrà andare di pari passo con quella degli open data: senza la messa a disposizione di dati da parte degli enti pubblici (e non solo), difficilmente si potrà innovare anche in questo settore.

4) Come consideri l’ultima iniziativa de La Stampa e 40k Books sugli approfondimenti giornalistici in forma di ebook?

Come dicevo alla domanda due, è il segnale che anche in Italia sta emergendo il bisogno di un rallentamento nell’informazione. Che questo avvenga attraverso grandi reportage (come quelli che ad esempio pubblica il New Yorker o ProPublica, che richiedono anche anni di lavoro), o ebook, o ancora forme più interattive (come i video in motion-graphic a cui stiamo lavorando ad Effecinque o i webdoc diffusi in Francia e ripresi anche dalla Stampa in Italia), non può essere che un bene.
Ricordo da questo punto di vista anche il lavoro pionieristico che sta facendo in Italia QuintadiCopertina, giovane casa editrice che ha pubblicato con successo un ebook sulle rivolte in Tunisia e ha ora lanciato una nuova collana (Ping The World) dedicata proprio ai grandi temi di attualità affrontati in un’ottica più lenta e approfondita.

5) L’ascesa di twitter per il “real time reporting” è stata così importante da fare pensare al cambiamento della sezione Breaking News del Premio Pulitzer? Come consideri questa novità?

E’ una novità importante perché segna lo sdoganamento anche nelle “stanze del potere giornalistico” di una pratica giornalistica ormai inevitabile. Perché ha acquisito sempre più valore sia per i lettori che per i giornalisti. Il lavoro fatto da Andy Carvin per la copertura della Primavera Araba resta fondamentale per capire quanto questa pratica sia ormai diventata matura (anche molto andrà fatto ancora sul fronte della verifica delle informazioni durante il real-time reporting)

6) Una iniziativa come “Hacks Hackers” ideata da Aaron Pilhofer è ormai arrivata in Europa (Londra e Bruxelles). Quando arriverà in Italia? Nelle redazioni italiane che rapporto c’è tra giornalisti e sviluppatori?

Diciamo che per il momento non ci sono ancora molti programmatori interessati al giornalismo… Almeno non tanti quanti ne può contare il Nytimes o The Guardian (quest’ultimo ha di recente annunciato che licenzierà giornalisti, per assumere sempre più programmatori). Sono sicuro che ad una conferenza Hacks/Hackers in Italia si presenterebbero solo hacks e pochissimi hackers. Spero che il lancio di corsi come quello organizzato da Agorà Digitale (http://www.opendatajournalism.it/), aiuti a colmare questo divario.

7) Sei d’accordo con quanto afferma Paul Lewis del Guardian: “Si andrà verso un giornalismo sempre più finanziato dallo Stato, dalle fondazioni e dalla società civile. E sempre meno si guarderà al profitto”.

Beh, diciamo che il profitto non è mai stata la principale preoccupazione del giornalismo. Solo negli ultimi decenni c’è stato un fenomeno di concertazione che ha portato le testate a diventare media company che ragionano più come una corporation che come un’azienda di pubblico interesse. Da questo punto di vista, sono d’accordo con Lewis: la torta pubblicitaria (soprattutto in paesi a minoranza linguistica rispetto all’inglese come Italia, Francia, Spagna) non sarà mai abbastanza per finanziare il buon giornalismo. Serviranno ancora di più i sussidi di stato e quelli degli stessi lettori (l’acquisto in edicola dovrà trovare nuovi equivalenti online, come il paywall del Nytimes). Credo di meno, invece, nelle fondazioni per il semplice motivo che si tratta di una soluzione percorribile solo negli Stati Uniti (dove storicamente sono attive molte fondazioni super-partes, propense a finanziare l’informazione). In Europa, e in Italia in particolare, mancano simili figure.

Le nuove professioni del giornalismo: ebook creator

Sul sito sustainablejournalism.org si è recentemente parlato delle future professioni del giornalismo. In particolare se ne elencano 11 tra le quali spicca l’ebook creator, alla quale Robert Niles da le seguenti giustificazioni:

Why an eBook? Because eBooks are one of the few online media where consumers have accepted widely a paid content revenue model, unlike on the Web itself. If you’re looking to diversify your revenue sources – and, as a journalist entrepreneur, you should be – paid content through eBook sales should be part of your business model.

Questo ovviamente introduce al rapporto con l’annosa faccenda dei paywall. Sembra che il web sia stato metabolizzato ormai per i contenuti gratuiti e che quindi sia difficile cambiare questa tendenza, a meno che non si parli di nicchie di lettori forti. La soluzione per i sistemi di pagamento per il giornalismo su larga scala potrebbe venire proprio dall’ebook, il quale si presta bene soprattutto ad approfondimenti multiforma e multimediale.

Se guardiamo ai Kindle Singles, notiamo come su circa 90 attuali pubblicazioni, ci siano tra gli editori quotidiani e magazine del calibro di ProPublica, Time, The Washington Post, GQ Magazine per non parlare dei numerosi giornalisti che si sono autopubblicati: sembra proprio che si inizi a parlare di un vero e proprio business model.

Guardian Shorts

Dopo i neonati the Atavist e Byliner, anche case editrici come Random House e quotidiani iniziano a pensare al nuovo modo di veicolare articoli e servizi di approfondimento attraverso l’editoria digitale.

E proprio il Guardian, il quotidiano inglese diretto da Alan Rusbridger, ha aperto una collana dal titolo “Guardian Shorts” per la pubblicazione digitale di servizi e casi giornalistici distribuiti attraverso il Kindle Store e l’IbookStore.

Il primo titolo è “Phone hacking: How the Guardian broke the story” dedicato alla vicenda del News of the World di Murdoch. Il Guardian si è occupato molto delle disavventure del giornale scandalistico smascherando anche alcuni fatti.

Alcune traduzioni di articoli del Guardian sull’argomento sono stati ripresi da Internazionale n.906 e 907 (15/21 luglio e 22/28 luglio), in particolare Ripartire dai lettori di George Monbiot; Resa dei conti in parlamento e Perché murdoch era così potente di Rusbridger uscito sul Newsweek.

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