Singapore Connection, l’ebook sul calcioscommesse di Gianluca Ferraris e Antonio Talia

A un mese dai fatti relativi all’arresto di 14 persone da parte del dipartimento anticrimine della polizia di Singapore esce “Singapore Connection. Caccia ai Boss del Calcioscommesse Mondiale” di Gianluca Ferraris, già autore di Pallone Criminale edito da Ponte alle Grazie 2012, e Antonio Talia, ex corrispondente AgiChina24 e autore informant de “I giorni del Dragone”, ebook sugli intrighi politici cinesi del 2012 e le vicende legate a Bo Xilai, Chen Guangcheng e Neil Heywood.

Singapore Connection

Singapore Connection

“Singapore Connection” è un reportage investigativo frutto del lavoro di tre anni: gli autori portano il lettore direttamente al centro dell’azione, alla scoperta delle strade segrete della metropoli asiatica attraverso incontri con allibratori clandestini e scommettitori incalliti, giornalisti intrepidi e signori della truffa già impegnati a truccare il prossimo match. Fino al cuore dell’immenso meccanismo multimiliardario che ha messo in ginocchio il calcio moderno.

Dopo alcuni mesi dedicati alla pubblicazione di saggi sul mondo dell’informazione e su scienza ed economia, ripartiamo con gli ebook di giornalismo narrativo e long-form journalism. Quest’ultimo, in particolare, segna un passo importante del nostro catalogo perché rappresenta l’unione tra l’approfondimento dei fatti e il racconto multimediale. L’ebook è in formato epub3 e contiene 4 video e una mappa con geolocalizzati i luoghi più importanti per questa caccia ai boss del calcioscommesse.

“Singapore Connection” esce in due versioni, una multimediale ottimizzata per Apple Store e disponibile a 4,49 euro e l’altra standard disponibile su tutti gli store a 2,99 euro.
Buona Lettura.

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Sebastian Rotella vince l’Urbino Press Award

Il 25 aprile è stata presentata l’edizione 2012 dell’ Urbino Press Award, premio dedicato al giornalismo americano.

Quest’anno il vincitore è stato Sebastian Rotella, giornalista di Pro Publica e autore di “Pakistan and the Mumbai Attacks: The Untold Story“, una delle prime inchieste investigative a essere pubblicata in versione digitale.

La long-form story di Sebastian Rotella è stata pubblicata infatti su Kindle e distribuita attraverso la sezione Kindle Singles di Amazon nel gennaio 2011 ricevendo subito ottimi risultati di vendita. Un esempio positivo sul rapporto ebook e giornalismo tanto da far pensare a ProPublica di rinforzare questa tendenza e collaborare con l’editore Open Road Media.

L’inchiesta investigativa su Mumbai ha rivelato molti segreti dell’americano David Coleman Headley:

In primis l’ambivalenza dell’uomo: informatore della Dea (Drug Enforcemnte Agency) da un lato, reclutatore di terroristi in Pakistan dall’altro. Rotella, autore del film documentario “A Perfect Terrorist” trasmesso da Pbs, svela gli aspetti torbidi della vicenda, quelli ignorati dai grandi network. Secondo il rapporto di ProPublica, “l’Fbi era stata messa in guardia sui legami terroristici di Headley ben tre anni prima degli attentati. Ma non è stato arrestato, se non dopo 11 mesi dall’attacco”.

La cerimonia ufficiale di consegna è prevista per il 23 giugno al Palazzo Ducale di Urbino.

eBook e giornalismo di qualità: il punto all’ #ijf12

Il 26 aprile si è tenuto al Festival Internazionale del giornalismo il panel ebook: nuova frontiera del giornalismo di qualità con Luca Conti come moderatore e Marco Ferrario, fondatore di BookRepublic, Mauro Meazza, redattore-capo al Il Sole24Ore e Angelo Maria Perrino, direttore di affaritaliani.it, portale di informazione.


La discussione ha preso spontaneamente un andamento piuttosto generalista toccando tematiche mainstream quali i drm, il self-publishing, il rapporto ebook e cartaceo; pochi spunti sono effettivamente arrivati in un contesto così importante come quello del festival sul legame più profondo tra ebook e giornalismo: nulla su best practice estere, modelli di business e nuove tendenze del giornalismo.

Lo spunto più interessante è giunto dalla domanda relativa al self-publishing per il giornalismo che ha trovato subito posizioni nette da parte degli editori (Perrino ha definito il self-publishing “onanismo digitale”, Meazza è stato più diplomatico) e un contributo più puntuale di Marco Ferrario sulla distinzione tra vanity press e autopubblicazione. Inoltre la comunicazione di qualche numero di vendita ha dato modo di capire come stanno andando le prime esperienze italiane.

Ferrario ha parlato delle loro due iniziative: la joint venture 40k Books / La Stampa e gli allegati digitali con L’Unità. La collaborazione con La Stampa, che fin’ora ha in catalogo 2 ebook, ha prodotto per il primo titolo, Viaggio nella grande Crisi, poco meno di 5000 download. Inoltre Ferrario ha parlato dell’iniziativa elaborata insieme a l’Unità: 30 uscite quotidiane, a 3 euro ciascuna, con due ebook di varia natura (perlopiù saggistica e bestseller) che hanno raggiunto complessivamente i 20000 download.

Anche Meazza ha introdotto le iniziative de Il Sole 24 Ore che si è distinto per avere un approccio orientato maggiormente alla cronaca in tempo reale attraverso la produzione di instant ebook. Dall’autunno scorso Il Sole 24 Ore ha prodotto 6 ebook, di cui uno gratuito e 5 a pagamento, di diverso argomento, genere e target tra i quali spiccano gli approfondimenti su Berlusconi, Steve Jobs e Gheddafi, ma anche approfondimenti tecnici come quello sulle pensioni. I 5 instant ebook a pagamento hanno avuto 20550 download, circa 4000 a titolo in media, andamento che segue quello indicato da Ferrario per l’ebook prodotto con l’iniziativa 40k/La Stampa.

Perrino di Affaritaliana.it ha illustrato invece come la loro offerta editoriale ha teso alla diversificazione con la nuova strategia di pubblicare inchieste anche piuttosto lunghe e articolate in ebook e in carta attraverso il print on demand. Le inchieste di affaritaliani, fin’ora 5, sono perlopiù investigative in quanto sono tutte basate su carte processuali e storie giudiziarie recenti, tanto da essere chiamate anche instant-inchieste.
Perrino ha testimoniato che se è vero che l’online vive di real time, l’eterno presente, c’è allora l’esigenza di creare approfondimenti giornalistici e che questo è possibile e naturale farlo solo attraverso il libro.

Tre esperienze con strategie diverse dunque. Al Salone del Libro ci saranno altri momenti simili segno che il rapporto ebook e giornalismo si sta sfacendo stringente anche in Italia. Non mancate.

ProPublica e il primo ebook targato Open Road Media

ProPublica firma un accordo con Open Road Media per pubblicare le proprie inchieste in formato ebook.

Dopo essere stata una delle apripista di Kindle Singles con il racconto-inchiesta di Sebastian Rotella e aver usato il Kindle Store per distribuire i propri contenuti prima gratuitamente e poi a pagamento, ProPublica sceglie un editore per gestire al meglio la filiera digitale.

L’accordo ha già portato al primo titolo: è disponibile infatti dal 6 marzo sia sul Kindle store che su altri store Presidential Pardons: Shades of Mercy scritto da Dafna Linzer e Jennifer LaFleur.

L’operazione di ProPublica permette così di distribuire direttamente al grande pubblico e pubblicare i propri contenuti di alta qualità giornalistica con i quali è riuscita a vincere per due anni consecutivi il premio Pulitzer: il primo nel 2010 in collaborazione con il magazine del New York Times sulle drammatiche scelte dai medici di un ospedale di New Orleans, isolato dall’alluvione provocata dall’uragano Katrina, il secondo nel 2011, già pubblicato in ebook, relativo ad “alcuni finanzieri di Wall Street che per ottenere profitti personali hanno peggiorato gli effetti della crisi finanziaria mondiale a danno dei clienti e anche degli stessi istituti da cui dipendevano”.

Dentro l’inchiesta: intervista a Gerardo Adinolfi

Qual è lo stato dell’arte dell’inchiesta italiana? Quali declinazioni digitali potrà prendere il giornalismo narrativo? Che importanza hanno i dati nel giornalismo d’approfondimento? Queste sono solo alcune domande a cui ha risposto Gerardo Adinolfi, il giovane autore del libro Dentro l’inchiesta. L’Italia nelle indagini dei reporter (2010) edito da Edizioni della Sera. Potete trovare maggiori informazioni sul libro sul suo blog dentrolinchiesta.wordpress.com. Gerardo ha collaborato con Il fatto quotidiano e lavora attualmente a Firenze per La Repubblica. Ecco l’intervista:

1) Come definiresti il giornalismo d’inchiesta italiano? Quali sono le 
sue peculiarità?

E’ luogo comune che il giornalista d’inchiesta in Italia non esista, o non sia mai esistito. Si dice, per la mancanza di editori puri, per la “pigrizia dei giornalisti”, per la carenza di etica pubblica. Ma in realtà non è così. La storia recente e passata dell’Italia dimostra che il giornalismo d’inchiesta c’è, si è sviluppato fin dagli anni 50 ad oggi e, seppure con mezzi diversi, continua a essere vivo e seguito da una fetta ampia di popolazione. Fino a qualche anno fa, forse fino a quando i giornali si sono resi conto delle potenzialità della rete, sui giornali si facevano poche inchieste. E queste ultime trovavano spazio soprattutto nella saggistica (vedi Chiarelettere), nei programmi di nicchia (di nicchia per modo di dire, data l’ampiezza di pubblico) in tv (ReportPresa Diretta). E nei programmi di infotainment (come Le Iene) che uniscono l’intrattenimento all’inchiesta e all’informazione. Oggi l’inchiesta sta ritornando sui giornali. Basti pensare al nuovo portale lanciato da Repubblica.it, le “inchieste italiane” che è nato come strumento per il web ma che, dato che al lettore piaceva, ha trovato spazio anche sul cartaceo. Lo stesso vale per il Corriere.it, che ha aperto uno spazio di collaborazione con Report. Tutto sintomo di una rinnovata crescita e diffusione dell’inchiesta.

2) Esiste una tradizione narrativa del giornalismo Italiano?


Quello che più si avvicina al giornalismo narrativo, in Italia, a mio avviso, sono le inchieste raccontate attraverso i libri. Prendiamo ad esempio l’inchiesta Io clandestino a Lampedusa, di Fabrizio Gatti. Una delle migliori inchiste che siano state fatte in Italia e forse nel mondo. C’è differenza, però nel leggere lo stesso lavoro scritto dallo stesso autore sulle pagine de L’Espresso e nel libro “Bilal”. Nel primo caso l’inchiesta è più asciutta. Qualche dato, virgolettati, descrizioni secche e puntuali. Si arriva subito al dunque. Nel libro, invece, il giornalista ha la possibilità anche di “romanzare” l’inchiesta. Cioè di raccontare la notizia giornalistica descrivendo anche i contorni, i particolari, gli stati d’animo.E usando, a volte, gli artifici retorici della fiction applicati, però ad una storia vera.

3) Alberto Papuzzi nel suo libro “Professione Giornalista” fa una
 distinzione, ripresa anche da te,  tra inchiesta investigativa e 
inchiesta conoscitiva. Qual è più sviluppata in Italia?

L’inchiesta conoscitiva, che è quella che analizza non tanto un fatto specifico ma un fenomeno sociale, culturale, politico ha trovato la sua massima espressione in Italia soprattutto negli anni ’50 e ’60 in coincidenza con il boom economico. Ma è diffusa ancora oggi, basti pensare alle puntate che Report dedica al precariato, alla fuga dei giovani. L‘inchiesta investigativa è forse più complessa, più rischiosa. Non penso ci sia una predominanza di un tipo di inchiesta sull’altra ma entrambi camminano di pari passo.

4) L’Italia è un paese pieno di segreti e di misteri: fare giornalismo
 d’inchiesta significa perlopiù smascherare il mal costume e parlare di
 mafia e camorra o c’è anche posto per le buone notizie che raccontino 
l’innovazione e i casi di successo?

Fare inchiesta significa raccontare la realtà, in tutti suoi aspetti. Quindi non solo negativi. Le inchieste conoscitive sono quelle che più si adattano a raccontare l’innovazione e i casi di successo in relazione, magari, ad un fenomeno opposto come può essere il precariato giovanile. Certo, a volte parlare di mafia e camorra può essere addirittura più semplice che cercare di raccontare storie “buone”.

5) Quanto sono importanti i dati per un’inchiesta? Pensi che il Data
 Journalism possa rappresentare un’ampia risorsa?

Il Data journalism è una risorsa da non sottovalutare. L’inchiesta si basa sui dati, altrimenti sarebbe una semplice storia. Per raccontare un fenomeno in tutti i suoi aspetti bisogna partire da un dato che ci dica l’ampiezza dello stesso fenomeno. La creazione di banche dati virtuali, ora anche da parte del governo, è uno strumento importante perché permette di accedere a dati prima chiusi sottochiave dalla burocrazia. D’altronde nella storia del giornalismo esistono inchieste costruite e nate esclusivamente dai dati. Come la storia che racconto in “Dentro l’inchiesta”, dell’inglese Stephen Gray che seduto al suo pc riuscì a svelare uno dei segreti della Cia. Analizzando e studiando per mesi con un programma di elaborazione da lui creato i dati dei cosiddetti flight logs, i voli civili che erano tutti disponibili sul web scoprì che la cia utilizzava voli civili per deportare soggetti da interrogare con torture in carceri segreti.

6) Quali reporter italiani ritieni siano da segnalare come
 particolarmente meritevoli?

Oggi Fabrizio Gatti, perché ha fatto suo un genere difficile di giornalismo d’inchiesta come l’inside story. Gatti diventa parte della storia che vuole raccontare. Come nel caso di Io clandestino a Lampedusa, o Io schiavo in Puglia in cui ha vestito materialmente i panni di un clandestino. Giuseppe D’Avanzo, che oggi tutti ricordano per le 10 domande a Berlusconi ma che è stato uno dei maggiori giornalisti d’inchiesta italiani, da Gladio a Abu Omar, dal nigergate a Telekom Serbia. Milena Gabanelli e tutta la squadra di Report, ogni loro puntata è un pugno allo stomaco. Così come Riccardo Iacona e i giornalisti di Presa Diretta. Bravi giornalisti, ma soprattutto brave persone.

7) Oltreoceano stanno nascendo nuove iniziative per distribuire e 
leggere le singole inchieste e reportage (long-form journalism) su 
dispositivi mobili come ereader e tablet (es. di ProPublica che
 pubblica ebook),  pensi che il giornalismo italiano sia pronto a
 questi nuovi canali?

A mio avviso non è ancora pronto. In Italia ora stiamo scoprendo le potenzialità di Internet e dell’inchiesta in rete. Ci sono stati esperimenti di crowdfounding come spotus.it ma non sono mai decollati. Il lettore italiano ancora non è pronto del tutto. Ma lo diventerà a breve.

Fabrizio Gatti su Lampedusa

Escono questa settimana due pezzi di giornalismo narrativo sulle due più importante riviste di approfondimento italiane: L’Espresso e Internazionale, dedicati agli sbarchi a Lampedusa. Sul primo Fabrizio Gatti scrive “La prigione dei bambini“, sul secondo la traduzione di un pezzo uscito su Newsweek di Barbie Latza Nadeau intitolato “Estate di sbarchi a Lampedusa“.

Fabrizio Gatti ha dedicato molto del suo giornalismo all’immigrazione ed è arrivato a raccontare questo argomento attraverso l’inside story, infiltrandosi con diverse identità e captando, come nessun altro le sensazioni e gli umori degli immigrati. Io, clandestino a Lampedusa, scritto e pubblicato nel 2005, è appunto l’inchiesta con la quale Gatti si è finto immigrato e ha raccontato una settimana dall’interno del Cpt.

Un nome inventato e un tuffo in mare. Non serve altro per essere rinchiusi nel centro per immigrati di Lampedusa. Basta fingersi clandestino e in poco tempo ci si ritrova nella gabbia dove ogni anno migliaia di persone finiscono il loro viaggio e dove nessun osservatore o giornalista può entrare.

Gatti ritorna dopo 6 anni sull’argomento con “La prigione dei bambini“, un servizio non lunghissimo (circa 2500 parole) formato da una introduzione e una parte in forma di diario, proprio come nel 2005, sulla sua permanenza avvenuta dal 23 al 29 agosto.

La maestria di questo giornalista nel mescolare fatti, dati e uno stile narrativo asciutto è esemplare:

Chideria e i suoi genitori vengono finalmente trasferiti. Vanno ad Agrigento, ma in centri di accoglienza separati: mamma e figlia da una parte, papà da un’altra. La mamma, 27 anni, in Libia lavorava come addetta alle pulizie. Il papà, 35, in un autolavaggio. Hanno preso il largo la notte tra il 28 e il 29 luglio. Sono quasi in 500 alla partenza. Arrivano in 370: 317 uomini, 44 donne, 9 bambini. I sopravvissuti raccontano che molti bimbi e molte donne sono morti di fame e di sete. Almeno cento. Rivelano anche di due passeggeri che a forza di bere acqua di mare sono stati presi dai gin, gli spiriti del deserto. E sono diventati aggressivi. Picchiavano i compagni di viaggio, volevano buttare in acqua i bambini. Alcuni uomini li hanno legati e lanciati in mare.

Io, clandestino a Lampedusa” si presta ottimamente alla pubblicazione digitale con l’arricchimento multimediale e multiforme. Per ora non ci resta che leggerlo con Instapaper o Read it Later, peccato però che sia pubblicato su più pagine web.

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