Stadio della Roma: punto di svolta per i club (Diego Tarì)

Ultimo Stadio

Negli ultimi anni il tifoso di calcio ha imparato a familiarizzare sempre di più con ragionamenti che esulano dal campo da gioco. Pareggio di bilancio, Fair play finanziario, diversificazione dei ricavi: alzi la mano chi, fino a solo 10 anni fa, aveva sentito aleggiare queste cose frequentando lo stadio al seguito della propria squadra del cuore.

E invece anche il calcio, come tutte le “industrie”, deve fare i conti con questi aspetti. La nostra serie A, tanto per dirne una, è composta da squadre che hanno dai fatturati che partono dai 25 milioni di euro delle neopromosse per superare i 300 milioni delle più grandi. Numeri importanti, specialmente all’interno di un tessuto economico nazionale composto per il 95% da piccole e medie imprese. Numeri che dovrebbero essere gestiti con le logiche proprie di un’azienda.

Come troppo spesso accade in Italia, anche nel calcio abbiamo aspettato di essere sul ciglio del burrone per prendere i provvedimenti necessari a non cadere. E così, invece di programmare per tempo un percorso virtuoso (o, detto in altri termini, meno da “cicale”), abbiamo atteso che i “paròn” del calcio, i presidenti-mecenati, esaurissero le proprie disponibilità o, comunque, vedessero fortemente dimensionate le proprie capacità di foraggiare un sistema in costante deficit strutturale.

Poche le mosche bianche in questo panorama: si salva l’Udinese (con il suo modello fatto di costi contenuti e proventi da calciomercato derivanti da forti investimenti sullo scouting internazionale), in parte la Lazio (che alterna utili di esercizio con perdite, sempre abbastanza contenute) e fino al 2013/14 il Napoli, capace di inanellare risultati economici positivi nonostante una crescita di quelli sportivi. Ma anche il Napoli, con questa stagione, entra a far parte di quel novero di squadre definite “grandi” (Inter, Juventus, Milan e Roma, in rigoroso ordine alfabetico) per le quali il mancato accesso al girone di Champions League si trasforma automaticamente in una perdita di bilancio. E, spesso, anche la partecipazione alla massima competizione UEFA non consente in realtà che una mitigazione delle perdite.

Grafico squadre

In questo contesto le azioni da intraprendere sono volte alla riduzione dei costi fissi (in particolare ingaggi ed ammortamenti dei calciatori) ed alla famosa diversificazione dei ricavi.

Già, perché se in realtà i costi possono essere aggrediti abbastanza facilmente, questa leva porta inevitabilmente a dover fare a meno dei calciatori più prestigiosi, abbassando il livello medio della nostra massima competizione.

Sul lato dei ricavi, che invece potrebbero strutturalmente consentire di pagare costi più elevati, però, i risultati non arrivano immediatamente: si tratta di un percorso di medio periodo, i cui effetti arrivano pian piano e non sono neanche scontati. La nostra serie A, non è un mistero, dipende in maniera eccessiva dai diritti televisivi nazionali. Pochi i proventi di natura commerciale (sponsorizzazioni), pochi quelli da stadio (biglietteria e abbonamenti) e pochi, infine, anche quelli dal famoso merchandising.

Qualche segnale si sta vedendo, grazie anche all’arrivo di investitori stranieri che portano con loro un approccio molto più commerciale alla gestione di una squadra di calcio. Si parla di “brand”, di una modalità nuova attraverso la quale vendere un prodotto che ruota intorno ad un marchio. Non è un caso che poco dopo l’acquisto della Roma il soci di maggioranza americani abbiano voluto cambiare il logo della squadra, per mettere maggiormente in evidenza il richiamo alla città di Roma, probabilmente uno dei brand più famosi al mondo. Una cosa simile, del resto, è stata fatta anche in Francia: nel logo del PSG la caratterizzazione locale (“Saint-Germain”) è stata di fatto abbandonata per mettere in evidenza la città di Parigi.

Una delle chiavi per la costruzione di un nuovo “brand” è, indubbiamente, la possibilità di avere una casa propria. Uno stadio utilizzato in esclusiva, disegnato per poter massimizzare le possibilità di sfruttamento commerciale, di visibilità degli sponsor, di offerta sul mercato anche televisivo. Il binomio fra la squadra e l’impianto diventa così uno strumento estremamente utile per potersi presentare sul mercato ed ottenere una crescita del proprio fatturato, sia diretto (le famose “matchday”), sia indiretto.

Attualmente solo la Juventus ed il Sassuolo giocano all’interno di un loro stadio. L’Udinese ha iniziato i lavori nell’estate 2013 e dovrebbe concluderli entro 12 mesi. La Roma ha presentato il proprio progetto a marzo 2014 e recentemente anche la Fiorentina è uscita allo scoperto. Tutte le altre squadre, per il momento, sono silenti.

Da qui è partita, negli ultimi anni, quell’accelerazione del dibattito sulla legge in materia, che dopo tanto tempo ha portato ed una prima formalizzazione nel dicembre 2013, inserita all’interno della legge di Stabilità. Se ne sono sentite di tutti i colori in questi anni. Sembrava quasi che ci fossero decine di Presidenti pronti a muovere con investimenti importanti per poter far contenti i propri tifosi e costruire un nuovo stadio.

Poi, però, soldi veri se ne sono mossi ben pochi.

La scusa ufficiale, propagandata da più parti, risiedeva nell’eccessiva burocratizzazione del percorso amministrativo per arrivare alla costruzione di uno stadio. Nessun investitore potrà mai accettare di dover tenere dei capitali bloccati per anni, in attesa che lacci e lacciuoli dei vari Enti che devono deliberare in merito al processo autorizzativo si pronuncino.

Intendiamoci, è tutto vero. Ciascuno di noi sa che la burocrazia è un “problema” della nostra Nazione.

Quello che lascia perplessi, però, è che questo aspetto, almeno da dicembre 2013, non esiste più. Il legislatore è infatti intervenuto in maniera importante per risolvere questo rischio, disegnando un percorso “speciale” di approvazione dei progetti relativi agli impianti sportivi che dovrebbe consentire di iniziare i lavori entro 6/8 mesi dalla data di presentazione del progetto al Comune che deve ospitare l’impianto.

Per ora l’iter è stato attivato dalla Roma (a marzo 2014, con una presentazione al Campidoglio) e dalla Fiorentina, che però non è ancora chiaro se abbia presentato un progetto definitivo ovvero una versione preliminare per “sondare il terreno” e capire che aria tira.

E gli altri progetti? La folla di presidenti pronti ad investire per assicurare un futuro radioso alla propria squadra dov’è finita?

È finita, per il momento, ad attendere ciò che accadrà a Roma.

Stadio Roma

Perché c’è un piccolo dettaglio che spesso viene trascurato quando si vuole creare consenso a favore di un progetto di un nuovo stadio: la sua costruzione costa.

E per evitare che i costi, come un boomerang, finiscano per affossare la società anziché portarle un beneficio, occorre che l’investimento diretto del promotore sia il più elevato possibile, contenendo i finanziamenti bancari se possibile entro una soglia del 30/40% del costo complessivo del progetto. Ergo: ci va messo, in contanti, circa il 70% del valore complessivo dell’investimento, che per gli impianti più grandi può andare dai 150 milioni dello Juventus Stadium fino ai 300 milioni dichiarati dalla Roma per il suo progetto (i valori includono ovviamente i costi degli impianti ma anche tutto il corollario necessario in termini di interventi urbanistici sul territori, vie di comunicazione, parcheggi, ecc.).

E allora la frase magica diventa una ed una sola “pubblica utilità”.

Solo quegli interventi che possano essere definiti di “pubblica utilità” hanno accesso alle agevolazioni della vigente legislazione. Che non si limitano al percorso agevolato introdotto nel dicembre 2013, ma vanno ben oltre.

Ci portano ad un’altra parola magica: “compensazioni”.

Le “compensazioni” sono previste dal nostro ordinamento per favorire la realizzazioni delle opere di pubblica utilità. Queste, per loro natura, potrebbero non garantire un sufficiente equilibrio economico e finanziario e allora lo Stato prevede che al promotore possano essere concesse delle agevolazioni per riuscire ad ottenere, attraverso altri investimenti, quegli utili e quei flussi di cassa che rendano complessivamente conveniente il progetto. Ad esempio ciò può accadere mediante varianti ai piani regolatori che rendano edificabili aree che non lo sono, portando alla realizzazione di complessi di natura residenziale o commerciale (es. centri commerciali) dalla cui costruzione e vendita il promotore possa ottenere dei benefici che compensano il costo di realizzazione dello stadio.

Ciò che sta accadendo a Roma è proprio questo. Il progetto di costruzione dello stadio, che vale circa 300 milioni di euro, si innesta all’interno di un’iniziativa di sviluppo immobiliare di un’intera area il cui valore (incluso lo stadio) dovrebbe avvicinarsi al miliardo di euro. Pallotta ha già riscontrato l’interesse di investitori specializzati (uno su tutti, la Starwood Capital) che sono entrati nell’azionariato della controllante della AS Roma proprio perché interessati a cofinanziare il progetto complessivo, del quale lo stadio è solo una parte.

Il dibattito in Comune verte anche su questo: possiamo legittimamente considerare il progetto del Nuovo Stadio della Roma come “di pubblica utilità” in modo da estendere i benefici burocratici e le compensazioni all’intero progetto di sviluppo immobiliare?

Cioè a dire: è chiaro che non si può chiedere ad un investitore di perdere dei soldi realizzando solo lo stadio (ma non erano la panacea di tutti i mali?), però qual è il punto di equilibrio fra il favorire un’iniziativa privata (con i suoi risvolti indubbiamente positivi in termini di posti di lavoro generati e riqualificazione di un’area geografica) ed il rischio che lo stadio sia utilizzato come “cavallo di Troia” per iniziative immobiliari che vadano troppo al di là del concetto di “pubblica utilità”?

L’esito del percorso istituzionale sul progetto dello stadio della Roma sarà sicuramente fondamentale. Per la squadra capitolina, ma anche per l’evolversi del dibattito sugli stadi.

Quando l’ebook arriva in libreria

Libro cartaceo contro ebook, librerie tradizionali contro colossi della distribuzione online: da quando il libro elettronico ha fatto la sua comparsa, gran parte del dibattito ruota intorno a questa contrapposizione.

C’è chi continua a ripetere frasi standard come “preferisco il profumo della carta”, chi si lamenta perché le librerie sono destinate a fare la fine dei negozi di dischi, e chi cerca di convertire amici e vicini all’ebook col fervore di un missionario spagnolo del XVI secolo, magari sostenendo che “il futuro non si può fermare”.

Un ebook è un libro: ecco qualcosa che qui a Informant non ci stancheremo mai di ripetere. E tra i piaceri che un libro è capace di regalare ci sono anche la caccia al nuovo titolo in libreria, la chiacchierata con il libraio di fiducia, la soddisfazione di portarsi a casa un oggetto.

Per tutte queste ragioni siamo particolarmente felici e orgogliosi di presentare il nostro ultimo esperimento, trasformato in realtà anche grazie a chi ha creduto in noi: da qualche giorno, nella libreria OpenMilano di viale Montenero, campeggia il primo InformantCorner.

InformantCorner è un distributore di EbookCard: ogni titolo targato Informant diventa una cartolina con tanto di copertina e sinossi da sfogliare, acquistabile alla cassa esattamente come un libro cartaceo. L’ebook si può poi scaricare in tre semplici mosse su ereader o tablet grazie al codice segreto sul retro.

Una volta scaricato l’ebook potete collezionare le card, sfoggiarle nella vostra libreria, appenderle con un magnete al frigorifero, utilizzarle per fare aeroplanini o come esca per accendere il fuoco nel camino, ma visto l’eccellente lavoro che LaTigre continua a realizzare sulle nostre copertine, noi vi consigliamo di conservarle.

L’idea è nata quando abbiamo iniziato a presentare i nostri ebook nelle librerie (e qui un ringraziamento particolare va a Valentina, Cristiano e Luca WuMing3): dopo che un libraio è talmente gentile da ospitarti per almeno due ore, che tipo di vantaggio otterrà se poi il libro elettronico si acquista necessariamente passando attraverso i soliti canali?

OpenMilano è la prima libreria digitale italiana, uno spazio aperto alle novità e alle contaminazioni, e se adesso gli ebook si possono acquistare anche in libreria è anche un po’ merito loro.

Infine, un ringraziamento speciale va ad Annarita Briganti, instancabile giornalista e scrittrice che anima tante delle migliori operazioni culturali di cui si sente parlare sul web e fuori: se non fosse scesa in campo credendo in Informant, forse non avremmo mai conosciuto OpenMilano.

Per noi è una piccola, importante innovazione.

Tre cose sul Festival del giornalismo di Perugia

Si è appena chiusa l’edizione 2014 del Festival del Giornalismo di Perugia, per tutti #ijf14, un hashtag dal tale effetto bombing che nel weekend ha costretto all’inseguimento persino l’allerta maltempo e Genny ‘a carogna. Per Informant era la prima volta nel suo nuovo assetto: stavamo lì, tra un panel e un selfie, per lavorare, incontrare persone, raccontare chi siamo e soprattutto cercare di capirne di più su dove stia andando l’informazione. Non siamo sicuri di averlo capito. Però qualche idea ce la siamo fatta.

Informant Team

Informant Team

Pubblico

Pubblico

Panel

Panel longform

Antonio Talia

Antonio Talia

1. L’informazione di qualità non è esaurita e non sembra destinata a esaurirsi, né sul fronte della domanda né su quello dell’offerta.
C’è ancora tanta fame di news e di giornalisti ed editori in grado di proporle: a Perugia abbiamo avuto modo di toccarlo con mano. Semplicemente, il panorama si sta modificando in maniera ancora più rapida e più radicale del previsto. Concetto banale finché volete, ma è necessario farci i conti per chi come noi si muove all’interno di questo mondo dovendo trovare in fretta nuovi modi per veicolare i propri contenuti. Qui, qui, qui e qui ci sono alcuni dei tentativi che ci hanno favorevolmente impressionato, illustrati proprio dai loro ideatori.

2. Il digitale sembra supportare una cultura dell’informazione che si fonda su contenuti sempre più brevi e sintetici, adatti a tempi di attenzione molto brevi. Ma è proprio dentro questa realtà che oggi trovano nuova vita reportage, inchieste e forme lunghe di racconto giornalistico. Tutti (o quasi) gli addetti ai lavori concordano sul fatto che il long form journalism, passando dallo schermo alla carta, manterrà e anzi probabilmente implementerà la sua funzione. A patto che si trovino le piattaforme ideali per finanziare, distribuire, divulgare e soprattutto monetizzare questi contenuti, arriccchendoli con una buona dose di multimediale. Abbiamo provato a ragionarci, con alcuni amici, nel corso di uno dei panel più interessanti del Festival, che potete rivedere in streaming qui.

3. Il Festival, quest’anno reso possibile grazie al crowdfunding e a un parterre di sponsor notevole, con Google e Amazon che di fatto hanno preso il posto di Comune e Provincia (e anche questo dovrebbe dirci molto…), è un’esperienza bellissima. Un’occasione di approfondimento, di discussione, e se si ha la pazienza di prendere appunti, privilegiando i panel seri e non le sfilate di vip, anche un ottimo corso di aggiornamento. Oltre che un momento di confronto unico, soprattutto per una startup giovane come la nostra, ancora in cerca di contatti, ricette, idee. Grazie quindi ad Arianna Ciccone e Chris Potter, gli organizzatori, e all’esercito dei giovanissimi volontari con il loro entusiasmo contagioso.

Ci vediamo a #ijf15, se sopravviviamo. Qui sopra, invece, nei prossimi giorni, troverete informazioni e update sulla nostra partecipazione al Salone del Libro di Torino. Intanto vi ricordiamo gli hashtag attraverso i quali parleremo durante la kermesse: #SalTo14 (official), #ebookcafe (il nostro stand), #leggodigitale (la nostra campagna). Stay tuned!

Informant cresce: alcune novità 2014

In questo post vi raccontiamo alcune novità degli ultimi mesi.

Innanzitutto Informant cresce e ha nuovi collaboratori: oggi vi presentiamo Antonio Talia, giornalista, che dall’inizio dell’anno è il nuovo editor, dopo un’esperienza di 7 anni da corrispondente per AGI China e aver scritto per Informant due singles: I giorni del Dragone nel dicembre 2012 e Singapore Connection insieme a Gianluca Ferraris nell’ottobre 2013.

Passiamo al punto successivo che riguarda gli eventi: Informant parteciperà per il secondo anno al Festival Internazionale del Giornalismo. Un’edizione particolarmente importante dati gli sviluppi in termini di crowdfunding e per via del main sponsor dell’edizione, Amazon, che ha una certa familiarità con il mondo ebook. Il nostro Antonio  interverrà in un panel sul long-form journalism intitolato “Long Form Journalism: come finanziare, produrre e diffondere i grandi reportage nell’era del giornalismo digitale” in calendario il 1 Maggio dalle 17:30 alle 19. Inoltre preannunciamo che saremo anche al Salone del Libro di Torino con uno stand insieme ad altri amici editori e con un panel.

Panel ijf14

Panel Long-Form Journalim – ijf14

L’ultima novità riguarda proprio questo blog perché a partire da quest’anno i nostri giornalisti e autori diventeranno anche blogger per continuare a raccontarvi e aggiornarvi sui fatti trattati negli ebook.

[Informant] Affare Bitcoin, il nuovo ebook di Gabriele De Palma

E’ uscito Affare Bitcoin. Pagare col p2p e senza banche centrali, il nuovo ebook di Gabriele De Palma che cerca di fare il  punto sul fenomeno bitcoin.

Bitcoin è la moneta della rete nata nel 2009 di cui si sente parlare sempre più spesso. Il suo ideatore l’ha definita “una versione integralmente peer-to-peer di una moneta elettronica” che “permetterebbe ai pagamenti online di essere effettuati direttamente tra una parte e l’altra senza dover passare per un istituto finanziario“.

Quali sono i vantaggi e i limiti della moneta digitale? Quale peso dare all’innovativo sistema di transazione che sta facendo discutere BCE, FBI e banche centrali di tutto il mondo? Quanto è utilizzata nell’economia reale e perché il centro di maggiore scambio si sta spostando verso oriente?

Partendo da alcuni fatti recenti e dalla percezione che ne hanno lettori e cittadini l’autore affronta, in questo ebook giornalistico, le implicazioni di un sistema complesso e ne ripercorre le vicende regolamentari più significative.
Senza tralasciare tutti gli aspetti tecnologici che orbitano attorno alla cripto-moneta come p2p, blockchain, crittografia, anonimato, sistema del mining e del proof of work, exchange e wallet, Gabriele De Palma espone inoltre diverse tesi sull’identità nascosta del suo ideatore Satoshi Nakamoto.

Affare Bitcoin

Affare Bitcoin

Bitcoin scorre come un fiume carsico per affiorare sempre più spesso nella vita di tutti i giorni: e-commerce per l’acquisto di beni di consumo, bancomat fisici, esercizi commerciali che l’accettano. Possiamo chiamarla dunque la moneta del futuro?

L’ebook è disponibile in formato epub e mobi a 2,99 euro su Kindle Store, Ibookstore di Apple, BookRepublic, LaFeltrinelli, Google Play StoreKobo Store e tanti altri.
Buona Lettura!

Doppia presentazione a Milano e Bologna per Singapore Connection

A poco più di un mese dall’uscita di Singapore Connection, l’ebook sul Calcioscommesse di Gianluca Ferraris e Antonio Talia è stato presentato a Milano e Bologna.
A Milano il 27 Novembre presso Il Mio Libro erano presenti gli autori insieme a Dario Nicolini di SkySport e Annarita Briganti de La Repubblica. Ecco alcune foto della serata:

Il Mio Libro 1

Dario Nicolini, Gianluca Ferraris, Antonio Talia, Annarita Briganti

Il MIo Libro 2

Singapore Connection

Una nuova presentazione ha avuto luogo a Bologna il 4 Dicembre presso la libreria Modo insieme agli autori, Christiano Presutti e Luca Di Meo (Wu Ming 3) di Futbologia.

Bologna Libreria Modo 1

Bologna Libreria Modo – Christiano, Antonio, Luca e Gianluca

Libreria Modo 2

Antonio Talia e Gianluca Ferraris

In quest’ultima occasione abbiamo dato vita all’iniziativa porta l’ “ebook in libreria” ovvero la vendita in libreria di un coupon promozionale attraverso il quale è possibile scaricare l’ebook previa registrazione e autenticazione sul sito informant (vedi la nuova voce di menu Login).

Singapore Connection, l’ebook sul calcioscommesse di Gianluca Ferraris e Antonio Talia

A un mese dai fatti relativi all’arresto di 14 persone da parte del dipartimento anticrimine della polizia di Singapore esce “Singapore Connection. Caccia ai Boss del Calcioscommesse Mondiale” di Gianluca Ferraris, già autore di Pallone Criminale edito da Ponte alle Grazie 2012, e Antonio Talia, ex corrispondente AgiChina24 e autore informant de “I giorni del Dragone”, ebook sugli intrighi politici cinesi del 2012 e le vicende legate a Bo Xilai, Chen Guangcheng e Neil Heywood.

Singapore Connection

Singapore Connection

“Singapore Connection” è un reportage investigativo frutto del lavoro di tre anni: gli autori portano il lettore direttamente al centro dell’azione, alla scoperta delle strade segrete della metropoli asiatica attraverso incontri con allibratori clandestini e scommettitori incalliti, giornalisti intrepidi e signori della truffa già impegnati a truccare il prossimo match. Fino al cuore dell’immenso meccanismo multimiliardario che ha messo in ginocchio il calcio moderno.

Dopo alcuni mesi dedicati alla pubblicazione di saggi sul mondo dell’informazione e su scienza ed economia, ripartiamo con gli ebook di giornalismo narrativo e long-form journalism. Quest’ultimo, in particolare, segna un passo importante del nostro catalogo perché rappresenta l’unione tra l’approfondimento dei fatti e il racconto multimediale. L’ebook è in formato epub3 e contiene 4 video e una mappa con geolocalizzati i luoghi più importanti per questa caccia ai boss del calcioscommesse.

“Singapore Connection” esce in due versioni, una multimediale ottimizzata per Apple Store e disponibile a 4,49 euro e l’altra standard disponibile su tutti gli store a 2,99 euro.
Buona Lettura.

[Informant] Liveblog ed Engagement in un ebook di Lillo Montalto Monella

E’ uscito Real-Time Journalism. Il Futuro della Notizia tra Liveblog e Coinvolgimento di Lillo Montalto Monella, l’ebook, tra il manuale e il saggio, che si interroga sul presente e sul futuro dello storytelling in tempo reale.
L’autore affronta, oltre a casi esemplari relativi alla pratica del liveblogging e ai suoi strumenti, tutta una serie di aspetti giornalistici ed editoriali fondamentali: l’accuratezza e la verifica delle fonti, l’engagement del lettore, unica vera unità di misura del mondo digitale e la monetizzazione dei contenuti.

L’ebook di Montalto Monella rappresenta un prezioso strumento per tutte le redazioni e i freelance che volessero approfondire la pratica del giornalismo in real-time.

copertina

Per chi volesse partecipare e seguire il liveblog sull’uscita dell’ebook e sul futuro del giornalismo e inserirlo nelle proprie pagine web, come nei migliori esempi di syndication, è possibile farlo seguendo questi passi:

L’ebook è disponibile in formato epub e mobi a 2,99 euro su Kindle Store, Ibookstore di Apple, Kobo Store, BookRepublic, LaFeltrinelli e tanti altri.
Buona Lettura!

[Informant] Un anno e una promozione al mese

Domani 9 luglio sarà il nostro primo anniversario editoriale! Abbiamo dunque deciso di proporvi alcune novità, partendo proprio dal nostro sito web.

La prima è relativa alla nostra visibilità. Informant ha un anno, inizia a camminare da solo come “content producer” nel bel mezzo della rivoluzione editoriale: in quest’anno abbiamo partecipato alla Fiera del Libro di Torino 2012 e al Festival Internazionale del Giornalismo 2013 e non sono mancate segnalazioni in qualità di soggetto che ha portato in Italia il long-form journalism e il giornalismo narrativo attraverso l’ebook.
Ecco quindi questa fantastica barra relativa agli Eventi e al Dicono di Noi.

Immagine 3

La seconda novità è relativa alla visibilità dei nostri ebook e dei nostri autori/giornalisti. Ecco quindi che la stessa operazione l’abbiamo apportata nelle singole schede ebook per archiviare le fonti che parlano dei titoli pubblicati e degli autori. Il lavoro di recupero delle fonti è in progress…

Immagine 5

L’Ultima novità è il box di promozione nella sidebar. Ogni mese una promozione speciale. A partire da oggi il nostro primo ebook “La donna che morse il cane” compie un anno e quindi sarà in tutti gli store a 0,99 Euro, come anche “Urban Cairo, ebook sulle origini della Primavera Araba e dei movimenti dei writers.

Immagine 4

Colgo l’occasione per ricordarvi che mercoledì 10 Carola Frediani presenterà a Firenze Dentro Anonymous nell’ambito della rassegna Giornalisti Digitali e dintorni organizzata da Associazione Stampa Toscana, LSDI e Di.gi.ti.

Inoltre vi preannunciamo che lunedì 29 un nuovo ebook si aggiungerà il catalogo di Informant: un nuovo titolo sul presente e il futuro del giornalismo scritto dal “deus ex machina” del live blogging…

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: