Ancora Bitcoin: rischi e potenzialità della moneta digitale

Ormai la sua circolazione e diffusione non è più una novità, almeno per gli addetti ai lavori, eppure di Bitcoin, la moneta digitale inventata in Giappone cinque anni fa e sempre più spesso utilizzata per le transazioni online, si continua a parlare in termini contraddittori dentro e fuori la Rete.

Nello scorso dicembre, noi di Informant siamo stati i primi a cercare di fare chiarezza su un fenomeno di cui allora si sapeva ancora molto poco, almeno in Italia, pubblicando l’ebook Affare Bitcoin di Gabriele De Palma. De Palma, firma molto apprezzata nel mondo della tecnologia (ha cofondato, tra le altre cose, l’agenzia giornalistica EffeCinque insieme a un’altra nostra autrice di peso come Carola Frediani) affronta le implicazioni di un sistema complesso e ne ripercorre le vicende regolamentari più significative. Senza tralasciare tutti gli aspetti informatici che orbitano attorno alla cripto-moneta come p2p, blockchain, rischi dell’anonimato, data mining e wallet, l’autore espone infine diverse tesi sull’identità nascosta del suo ideatore Satoshi Nakamoto.

Affare Bitcoin di Gabriele De Palma

Affare Bitcoin di Gabriele De Palma

Secondo De Palma, Bitcoin scorre come un fiume carsico per affiorare sempre più spesso nella vita di tutti i giorni: e-commerce (i nostri amici di Quintadicopertina ne hanno appena reso possibile l’utilizzo per acquistare il loro ultimo ebook) bancomat fisici (a proposito, l’ultimo è stato inaugurato proprio in Italia, a Roma, meno di un mese fa), esercizi commerciali che lo accettano. Ma prima di sposare senza condizionamenti la tesi di chi la dipinge come «moneta del futuro», ammonisce, dobbiamo vagliarne bene potenzialità e pericoli. Entrambi sono stati evidenziati da alcuni avvenimenti degli ultimi giorni.

Sul fronte delle potenzialità, c’è da segnalare il rinnovato interesse del mondo della finanza globale per Bitcoin, dopo un lungo periodo di diffidenza. In Italia, a partire da metà giugno, a investire pesantemente è stata la finanziaria Xlab, partecipata al 50 per cento da Davide Luigi Berlusconi, nipote dell’ex premier Silvio e figlio di Paolo, editore del Giornale che forse non a caso da circa un mese ha aperto al pagamento degli abbonamenti tramite la nuova criptomoneta. Negli Stati Uniti, invece, il recente sequestro di quasi 30 mila Bitcoin (circa 26 milioni di dollari al cambio attuale) a Silk Road, un cyber cartello criminale, ha permesso a Vaurum, una startup della Silicon Valley, di acquisirli a un’asta giudiziaria per mettere in circolo la massa monetaria necessaria a mantenere liquida l’economia Bitcoin. «Se ci riusciranno», ha scritto l’economista Fabio Scacciavillani sul Fatto Quotidiano dello scorso 16 luglio, «a Vaurum sarà dedicato un paragrafo nei libri di storia».

Anche le incognite, però, restano e non vanno affatto sottovalutate. Secondo l’Uif, l’ufficio antifrodi di Bankitalia, la forte volatilità della quotazione del Bitcoin amplificherebbe i rischi di manovre speculative ai danni dei risparmiatori. Mentre il procuratore generale di Roma, Luigi Ciampoli, proprio pochi giorni fa ha sottolineato il rischio che la moneta virtuale possa venire utilizzata come strumento per ripulire il denaro sporco o per finanziare in maniera occulta varie forme di criminalità, terrorismo internazionale compreso, auspicando interventi normativi che diano certezza di tracciabilità e chiarezza di identificazione di tutte le persone coinvolte in operazioni di trasferimento. Anche di questi rischi, e degli strumenti per contrastarli, si occupa l’ebook di Gabriele De Palma, una lettura utilissima per chi volesse capirne di più.

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