L’ebook è un libro (ma IVA e Ue lo ignorano)

Che cos’è un libro?

Per me è sempre stato un dispositivo d’accesso a mondi lontanissimi.

Da ragazzino, quando i discorsi dei miei genitori diventavano troppo difficili e noiosi, potevo sempre contare su qualche congegno magico.

Sapevo che bastava portarsi dietro uno di quei cancelli di carta per ritrovarsi subito a Topolinia e Paperopoli, e poi di volta in volta in una nebbiosa Baker Street carica di affascinanti minacce, nella Terra di Mezzo, o nell’India misteriosa fianco a fianco con Yanez e Kim.

Poi si cresce, e le porte si moltiplicano: ecco un congegno che ti trasporta in una Los Angeles tutta luci al neon e affari sordidi, un altro apre squarci su futuri terribili dove si impara ad amare il dittatore, e se non presti attenzione puoi persino ritrovarti nei territori più ostili dell’animo umano. Passo dopo passo, impari che questo congegno ti fornisce veri e propri superpoteri. Improvvisamente, possiedi la forza erculea di un bulldozer capace di abbattere le pareti tra l’immaginazione di uno scrittore e la realtà vissuta da personaggi in carne e ossa. Scopri che l’Oriente Misterioso del “Gioco di Kim” era identico a quello reale, che puoi impadronirti delle leggi economiche necessarie a spiegare almeno in parte lo scoppio di qualche guerra, e di tanto in tanto sei anche dotato di una super-vista che rende più precisi e reali i tratti del mondo di ogni giorno. Tutto grazie a un congegno dalla tecnologia semplicissima: parole, parole in fila, una dopo l’altra.

Ora, a distanza di molti anni, è probabile che gran parte dei discorsi noiosi e incomprensibili dei miei genitori girassero intorno ad argomenti come il conto in banca, le spese, qualche investimento, le tasse. Soprattutto le tasse, credo. E siccome ciò che si rimuove prima o poi riaffiora sempre come destino, ecco che in queste ore la pressione fiscale si sta abbattendo come una tempesta su quegli adorati dispositivi di accesso a mondi lontani.

Ieri, al termine della conferenza stampa sul decreto cultura, il ministro Dario Franceschini ha dichiarato che la proposta di abbassamento dell’IVA sugli ebook dal 22% al 10% non è inclusa nel pacchetto di nuove norme perché una mossa del genere scatenerebbe automaticamente contro l’Italia una procedura di infrazione da parte della Ue: Francia e Lussemburgo, artefici nel 2012 di un abbassamento dell’imposta sui libri digitali rispettivamente al 7% e al 3%, hanno poi dovuto affrontare una multa molto pesante decisa dalla Corte di Giustizia Europea. Franceschini ha poi detto che il tema va affrontato in sede Ue, e che l’Italia si propone di farlo nel prossimo semestre di presidenza europea.

Ed ecco il cuore del problema: come spiega brillantemente Giacomo Mannheimer in uno studio pubblicato dall’Istituto Bruno Leoni, una petulante norma europea stabilisce al millimetro che cos’è un libro.

Spoiler: per Bruxelles non si tratta certo di un dispositivo per accedere ad altri mondi. Secondo le stringenti leggi Ue, infatti, un libro è esclusivamente un oggetto cartaceo, mentre un ebook viene considerato un prodotto elettronico alla stregua di un software, che pertanto non è meritevole di quegli sgravi fiscali pensati per favorire la circolazione di prodotti culturali.

Riformulo meglio: Bruxelles ha deciso che se stampi un libro di carta stai “facendo cultura”, qualunque cosa voglia dire quest’espressione, e quindi meriti qualche forma di sostegno fiscale alla tua attività, mentre se ti dedichi alla produzione di un libro fatto con i bit invece che con l’inchiostro stai facendo qualcosa d’indefinito, e magari sei pure un orrendo programmatore dell’internets dalla scarsa igiene personale che cospira per stroncare un’intera filiera commerciale, dal boscaiolo passando per la cartiera, fino all’affabile libraio che con la sua cortese lentezza ti guida verso i nuovi acquisti.

Nessuna sindrome da brutto anatroccolo, ma questa è una posizione discriminatoria e fuori dal tempo.

Un ebook è un libro.

Un ebook è un libro, e tutte le contrapposizioni cartaceo vs. digitale nascondono solo semplificazioni da derby e conseguenze pericolose. Come quella di scoraggiare l’innovazione e stroncare nuove imprese nella culla, bloccare la creazione di nuovi posti di lavoro, la vivacità imprenditoriale e la polifonia di voci che dovrebbe costituire una colonna dell’industria editoriale. Ma soprattutto si genera nel lungo periodo un danno a tutta l’editoria, anche quella cartacea, impedendole di rinnovarsi e convincendola a insistere su modelli vecchi e apparentemente più convenienti, generati da semplici rendite di posizione comunque destinate a contare sempre meno.

Un ebook è un libro perché la tecnologia di base è sempre la stessa, semplicissima, identica da millenni: una sequenza di parole scaturite dalla testa di chi scrive, capaci di proiettare altrove quella di chi legge. E di fare circolare liberamente storie e idee alle quali prima non avevi accesso, generando piacere, goduria, riflessione e ricchezza. L’unica differenza sta nel supporto tecnologico, ma le voci di Billie Holiday, Jimi Hendrix e Fred Buscaglione continuano a risuonare potenti nonostante la diffusione dell’mp3, mentre chi produce e vende giradischi e dischi in vinile – e ha potuto/voluto adattarsi alle nuove condizioni – riesce nonostante tutto a lavorare e a proporre le sue cose a condizioni di mercato e prezzi persino migliori.

Qui a Informant vogliamo continuare a produrre dispositivi per l’accesso a mondi lontanissimi, vogliamo continuare a trasportare il lettore sulle tracce degli attivisti informatici di Anonymous e dei boss del calcioscommesse di Singapore, vogliamo fare circolare liberamente informazioni su quello che accade nei penitenziari italiani e su come funzionano le monete virtuali.

Noi e tutti gli altri piccoli editori digitali che si affannano a produrre contenuti di qualità rappresentiamo una minaccia per la filiera boscaiolo-cartiera-tipografo-libraio? Siamo delle quinte colonne di colossi come Amazon e Apple Store che lavorano nell’ombra per uccidere le librerie? Non credo proprio: l’ebook – nonostante quelli che si fanno venire i lucciconi agli occhi mentre sospirano “il profumo della carta”- può sbarcare in libreria, e presto proveremo a dimostrarlo.

Nel frattempo, non chiediamo agevolazioni e aiutini. Chiediamo solamente l’applicazione del principio di equità.

Chiediamo al ministro della Cultura Dario Franceschini di tenere fede all’impegno espresso ieri in conferenza stampa e mettersi alla testa di una battaglia per cambiare le norme e garantire ai libri digitali lo stesso trattamento fiscale dei libri cartacei.

Le porte d’accesso vanno moltiplicate e non ridotte.

#ebookugualelibro

2 risposte a “L’ebook è un libro (ma IVA e Ue lo ignorano)

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