Singapore Connection: l’arresto di Perumal e i rischi per Brasile 2014

Per lui gli uomini dell’Interpol avevano coniato il soprannome di «Maradona della combine». E nessun Maradona, come è ovvio, alla vigilia di un mondiale di calcio si accontenta di restare in panchina. Probabilmente è proprio per questo motivo che Wilson Raj Perumal è finito di nuovo in manette martedì 22 aprile. Ad arrestarlo, proprio come nel 2010, è stata la polizia di Helsinki, che ha dato corso a un mandato di cattura spiccato dalla polizia di Singapore.

Ma che c’entrano Singapore, la Finalandia e soprattutto la coppa del mondo con questo omone di etnia Tamil? Molto, moltissimo. Perché mister Wilson è stato – e forse era tuttora, a sentire i racconti degli ispettori Interpol che non avevano mai smesso di seguirlo – uno degli uomini di punta della Singapore Connection raccontata nel nostro ebook di pochi mesi fa. Un ristretto numero di uomini che, attraverso triangolazioni complesse e un meccanismo finanziariamente simile a quello del franchising, negli ultimi quindici anni sono riusciti a truccare centinaia di partite di ogni serie e di ogni campionato in qualsiasi angolo del mondo. Scommettendo sul risultato esatto e guadagnando spesso cifre da capogiro.

Due anni e mezzo fa, Perumal è stato arrestato in Finlandia e da allora ha cominciato a collaborare con i giudici di mezza Europa e gli organismi antifrode internazionali. La magistratura lo ritiene attendibile: le sue rivelazioni hanno dato il via alla seconda fase dell’inchiesta Last Bet, coordinata dalla Procura di Cremona e dal servizio centrale operativo della polizia, che nell’ultimo biennio ha messo a dura prova la credibilità del pallone nostrano. Ma sarebbero anche all’origine degli arresti che il 18 settembre scorso, a Singapore City, hanno portato in carcere 14 presunti affiliati all’organizzazione, compreso il pericoloso boss Tan Seet Eng, anche lui inseguito da un mandato di cattura internazionale.

All’inizio del 2013 Wilson, oggi 47enne, è stato estradato in Ungheria, dove le sue informazioni sugli intrecci fra incontri sospetti del campionato locale, criminalità organizzata slava e asiatica gli sono valse l’ingresso nel programma di protezione testimoni. Ma gli uomini dell’Interpol e quelli dell’Essa (European Sport Security Association, l’organizzazione finanziata fdalla Fifa e dalle società di betting del circuito legale) hanno continuato a seguire da vicino gli spostamenti dell’ex intermediario. Scoprendo che la sua «seconda vita» era molto simile alla prima. Forse troppo: soldi, contatti telefonici e informatici con calciatori e agenti Fifa di tutto il mondo, un attivismo preoccupante per chi invece avrebbe dovuto starsene buono buono.

Non è ancora chiaro come e perché Wilson sia riuscito a tornare in Finlandia, dove si era trasferito nel 2010 (dopo una tappa londinese) in fuga da una richiesta d’arresto singaporiana per il tentato omicidio di un poliziotto. Né é chiaro se davvero stesse manovrando nell’ombra per diventare finalmente il numero uno del matchfixing, approfittando della detenzione di molti dei suoi ex soci e rispolverando conoscenze e contattimai del tutto finiti in soffitta. Né, infine, si è compreso se la richiesta di estradizione in arrivo dall’Asia abbia a che fare con la precedente retata e con la guerra tra bande – di cui molti ci hanno riferito nel corso del nostro reportage – in vista dell’appuntamento più importante. Ne sapremo di più nei prossimi giorni, ma è doveroso non abbassare la guardia: anche perché del tentativo della gang, o quantomeno di soggetti ad essa strettamente legati, di influenzare la competizione aveva già parlato nei mesi scorsi il gip di Cremona Guido Salvini: «Le nostre informazioni riguardano la manipolazione di un gran numero di partite in molti paesi e ad altissimo livello» scriveva il giudice solo pochi mesi fa nella quarta ordinanza dell’inchiesta Last Bet «sino a progettare, a quanto sembra, un piano di interventi illeciti sui prossimi campionati del mondo che si svolgeranno in Brasile».

Anche alcune settimane fa si era parlato dei Mondiali del prossimo anno: in un’inchiesta sulle scommesse in Inghilterra, in un’intercettazione telefonica, una delle persone coinvolte (due britannici con cittadinanza di Singapore) affermava: “Posso truccare le partite dei Mondiali”.

Lo stesso Perumal, in un libro-intervista appena pubblicato aveva rivelato ai giornalisti Alessandro Righi ed Emanuele Piano di aver aiutato Honduras e Nigeria a qualificarsi per i Mondiali in Sudafrica del 2010.

In “Singapore Connection”, l’ebook-reportage realizzato con Gianluca Ferraris, abbiamo incontrato alcuni uomini della gang per le strade della metropoli asiatica, indagando a fondo i meccanismi finanziari e le ragioni storiche che hanno consentito a Singapore di diventare la capitale del calcioscommesse mondiale.

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Mancano ormai poche settimane a Brasile 2014, e la “Singapore Connection” sembra essere ancora in piena attività: noi continueremo a indagare e pubblicheremo presto nuovi aggiornamenti

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