Ridurre i burocrati (Marco Cobianchi)

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Chiunque si sia occupato anche superficialmente di organizzazione aziendale e di risanamento di strutture economiche in crisi lo sa benissimo: se si vuole ridurre la burocrazia occorre ridurre i burocrati. Non c’è altra strada. Non è un augurio, nessuno spera che si arrivi a licenziare (o a prepensionare) migliaia di dipendenti pubblici, ma la regola «meno burocrazia=meno burocrati» è difficilmente aggirabile. Ridurre i buriocrati significa in primo luogo sopprimere intere strutture, non semplicemente accorpare o redistribuire il carico di lavoro. Significa semplicemente chiuderle.

Il governo Renzi dovrebbe saperlo bene, e, in parte, ha dimostrato di saperlo, almeno a livello di annunci. Proprio oggi il premier ha lanciato il piano «Sforbicia Italia», con l’obiettivo di raggranellare almeno 6 miliardi di euro tagliando o accorpando enti, consorzi, società doppione e aziende controllate dalla politica nazionale e locale. Nel mirino sono già finite parecchie strutture: dalle Ragionerie territoriali alle sedi distaccate dell’Agenzia delle Entrate. Passando per le Camere di commercio, gli enti inutili e, soprattutto, soggetti come Aci, Motorizzazioni e Consorzi di bonifica. Oltre all’universo delle società municipalizzate. 

Decidere di chiudere interi pezzi di Stato è una scelta politicamente difficilissima. Eppure si dovrebbe fare. La mia convinzione è diventata certezza quando mi è capitato, un paio di anni fa, di perdere la patente. Può succedere, succede a tutti. E invece no: non dovrebbe succedere. E, soprattutto, non dovrebbe succedere che quando ti arriva a casa il duplicato, tu non ci sei. A me è successo. E, per rifare la patente, invece di pagare una specie di pizzo all’Aci perché se ne occupasse lei al posto mio, sono andato alla Motorizzazione Civile di Milano. Ufficio distaccato di uno di quei santuari che Renzi dichiara di voler abbattere. Per questo non posso non essere d’accordo con lui. E’ stata un’esperienza allucinante. Sono entrato in un microcosmo che vive di regole tutte sue, scollegato dal resto dell’Universo, del tutto autonomo rispetto ai progressi della tecnologia, indifferente al buon senso, impermeabile all’idea di “servizio”. La Motorizzazione risponde solo a sé stessa e alle sue regole. Alla sua tradizione e ai suoi meccanismi.

E’ stata un’esperienza talmente educativa sullo stato della burocrazia italiana che ho deciso di scriverci un ebook. Che fa ridere, fa molto ridere, perché le disavventure che ho passato e, soprattutto, le persone che ho incontrato là dentro, sono oggettivamente ridicole agli occhi di una persona che viene dal mondo normale. Ma fa anche piangere, perché mi è apparso solare che nessuna riforma è possibile per strutture così elefantiache ed autoreferenziali. La Motorizzazione Civile, come tanti altri enti che sembrano utili, va semplicemente chiusa. Buon divertimento.

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