Ebook e crowdfunding, lo stato dell’arte

crowdfunding

Crowdfunding ed editoria, crowdfunding ed ebook. Mondi che si annusano, interazioni in divenire, esperimenti tesi a superare gli ostacoli (spesso di natura economica) alla pubblicazione di buone storie, e a cercare nuove dinamiche di confronto e interazione con i lettori. Se ne parla da tempo, e all’estero si intravedono già modelli di sostenibilità interessanti. Un’analisi completa del fenomeno crowdfunding, del suo potenziale economico e delle sue tante possibili declinazioni tematiche l’hanno fatta i ragazzi di Crowdfuture qui. Qui, qui e qui, potete invece familiarizzare con alcune delle piattaforme in lingua inglese che hanno accolto meglio la declinazione editoriale come Publush, Unglue e TenPages. Quest’ultima piattaforma, nata in Olanda, ha tuttavia cessato l’attività da un paio di mesi.

Al di là degli approcci anche molto differenti, l’obiettivo principale di questi portali di crowdfunding editoriale è – o era – il medesimo: ridurre i rischi connessi alla pubblicazione di un libro, trasferendoli parzialmente e preventivamente sul lettore al quale viene chiesto in pratica di acquistare il libro prima che venga pubblicato, attraverso il suo contributo al finanziamento dell’opera (di solito infatti pari al costo del futuro libro, o leggermente inferiore, o addirittura leggermente superiore ma con benefits aggiuntivi). Molti anche i contributi portati dalle piattaforme di crowdfunding generaliste, come Kickstarter, e gli esperimenti crossmediali ai quali si sta interessando l’editoria tradizionale: qui potete leggere gli update del Guardian su questo fronte, con applicazioni che vanno dal marketing al branded content passando per il data journalism e il lavoro investigativo classico.

E in Italia? La saggistica e il long form journalism offrono buoni spunti anche alle nostre latitudini. Questo è il blog di Andrea Marinelli, giunto già al suo secondo reportage a stelle e strisce realizzato in crowdfunding autonomo. Di seguito invece ci sono i brief di altre iniziative a nostro giudizio dotate di buon potenziale, e destinate a tracciare il solco almeno nel breve periodo: l’esperienza di Andrea Marinelli, giornalista free lance giunto al suo secondo ebook autofinanziato; il portale Occhi della guerra per il crowdfunding dedicato al reportage in aree di crisi, cofinanziato da Il Giornale e Hp; l’esperimento di Antonino Michienzi in collaborazione con il portale Scienza in Rete che utilizzano Kapipal per realizzare un prodotto multimediale sul controverso caso Stamina.

Casi singoli a parte, da noi il primo attore a lanciarsi in quest’avventura è stato nel 2012 il portale Narcissus, in collaborazione con la piattaforma Produzionidalbasso, che oggi conta diverse centinaia di progetti in itinere. Anche se in questo caso come modello di business siamo più vicini al self-publishing assistito e mediato che al crowdfunding puro, l’esperimento può dirsi senz’altro riuscito. E non essendo confinato a uno o più generi, può anche rivelarsi un’ottima occasione di scouting per l’editoria tradizionale.

Un po’ lo stesso obiettivo che sembrano perseguire altre due iniziative nate da poco: Wanda e Bookabook. E forse non a caso si tratta di due startup create da agenti letterari come Vicky Setlow e Marco Vigevani. Se comunque Vanda appare maggiormente vicino all’attività di un editore classico, a prima vista il modello di Bookabook sembra il più innovativo, facendo un passo in avanti verso l’attività social: sul portale (che dichiara già oltre 45 mila fan su Facebook a pochi giorni dal lancio) gli utenti loggati avranno la possibilità leggere e commentare insieme agli altri le anteprime degli e-book inediti proposti e a quel punto potranno decidere se investire un minino di 3 euro per vedere pubblicata in e-book l’opera di turno, ma solo se sarà raggiunta la quota minina. In caso contrario, la cifra investita verrà resitituita all’investitore. E’ nato da poco, infine, anche Becrowdy, che si rivolge al mondo della cultura a 360 gradi.

Il futuro ci dirà se si tratta di scelte azzeccate. Di certo la vitalità mostrata dai player più disparati nei confronti di questo strumento è un buon segno.

 

 

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